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VENTIQUATTRO DICEMBRE

UN MONOLOGO

Produzioni - Ventiquattro dicembre
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Domani è il 24 dicembre. Domani lascia ch’io pianga.

Toni si trova nella stessa stanza di Evelina. Seduto, il capo chino come fosse addormentato. Pochi mobili arredano quella stanza dove il tempo pare si sia fermato, come le tapparelle abbassate da più di un mese fanno pensare.

scritto e interpretato da Franca Tragni
adattamento drammaturgico e regia Carlo Ferrari
tecnica e progetto luci Ronnie Guasti
realizzazione elemento scenico
Donatello Galloni, Maurizio Bercini e Ilaria Commisso (Ca’ Luogo d’Arte)
realizzazione arredo Claudio Mendogni
assistenza tecnica Roberto Bruni
residenza artistica Teatro Comunale di Fontanellato

Domani è il ventiquattro dicembre, vigilia di Natale. Toni si trova nella stessa stanza di Evelina. Seduto, il capo chino come fosse addormentato. Pochi mobili arredano quella stanza dove il tempo pare si sia fermato, come le tapparelle abbassate da più di un mese fanno pensare.

Le parole di Evelina risuonano tra le pareti, cercano consensi, sguardi, cercano l’altro. Toni è , davanti a lei è presente solo perché il suo corpo immobile si trova dentro a quella stanza, quasi obbligato a rimanere in vita. Il dramma è presente, l’inadeguatezza e la paura di reagire sono caratteristiche costanti che accompagnano la vita di Evelina. Domani è il ventiquattro dicembre, la vigilia di Natale, Toni arriverà perché il capitone e i pesciolini Evelina li ha preparati per lui. Figurarsi se non arriva. Toni il regalo a Evelina l’aveva già preparato alla fine di novembre prima di ”Figurarsi se non arriva. Domani è il ventiquattro dicembre.

Ventiquattro dicembre è una riflessione sul tema della morte e di come si elabora questa esperienza che viene vissuta sempre come morte di qualcun altro. Evelina non si rassegna alla perdita del compagno e si costruisce un suo mondo, immaginario e alternativo, nel quale il compagno continua a vivere. Ecco allora che Evelina inventa una realtà parallela, un suo doppio. Del resto spesso tutti noi crediamo più a ciò che ci fa bene piuttosto che alla verità. È un meccanismo che le persone mettono spesso in atto per paura della realtà e dei suoi abissi.

Evelina tenta di prolungare la relazione col marito morto oltre i limiti consentiti, oltre i termini che biologicamente ci sono stati assegnati. Non si rassegna alla morte, al lutto, ma per far questo deve alterare il senso delle cose riempiendo un “vuoto di senso”, la morte, con altri significati, la gestualità e la ritualità.

Lazione avviene il giorno prima della vigilia di Natale, il giorno che precede una nascita simbolica con i rituali che gratificano e che infondono sicurezza; ma per Evelina è il contrario, quel giorno rappresenta una esperienza di morte. La vigilia di Natale mette ancora di più in evidenza lo scarto tra la vita privata di lutto della protagonista e la vita sociale e collettiva di speranza.

RECENSIONI:

Bravissima Franca Tragni. Uno spettacolo di estrema complessità “Ventiquattro dicembre un monologo non tanto (non solo) per il tema che affronta: la separazione, la morte, il legame a due così forte, la necessità dell’ultimo saluto, uno strappo terribile che si vorrebbe negare, quanto proprio per le modalità scelte, pochi gesti e parole, sguardi che mutano in una costruzione accurata, silenzi misurati e carichi di tensione, un vasto ascolto. Si è avvertita forte la commozione, la calda partecipazione degli spettatori verso questa figura smarrita ma anche tenace nelle sue semplici convinzioni, sicura del suo legame all’uomo della sua vita e insieme spaesata, incapace di affrontare la vita di tutti i giorni, salire su un autobus, entrare in un ufficio comunale.
Frammenti di opere liriche che lei riconosce con orgoglio, cercando però ancora l‘approvazione di Toni intensificano gli stati d’animo, in una creazione comunque sempre di limpida teatralità: Denso, pieno di ammirazione, lapplauso finale...

dalla recensione di Valeria Ottolenghi per la Gazzetta di Parma