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Un circo di anime e musica, poesia e malinconia

è quello che portano in scena Carlo Ferrari e Franca Tragni nello spettacolo La luna: Fellini e Leopardi sono i punti di riferimento, ma anche Loredana Bertè, in un intreccio surreale e tenero dove sogno e nostalgia, magia e affanno esistenziale, si mescolano in un gioco che strappa molti sorrisi e qualche lacrima.

scritto diretto ed interpretato da Franca Tragni e Carlo Ferrari
collaborazione alla scenografia Ilaria Gerbella
tecnica e progetto luci Erika Borella
produzione Europa Teatri

Un circo di anime e musica, poesia e malinconia è quello che portano in scena Carlo Ferrari e Franca Tragni nello spettacolo La luna: Fellini e Leopardi sono i punti di riferimento, ma anche Loredana Bertè, in un intreccio surreale e tenero dove sogno e nostalgia, magia e affanno esistenziale, si mescolano in un gioco che strappa molti sorrisi e qualche lacrima.

Sul palcoscenico vivono la loro storia di arte e damore Gianfranco Schiavo e Liliana Ferrari, artisti davanspettacolo che non hanno più un pubblico: lei, cantante, attrice e ballerina, che una volta portava la gamba fino alla fronte, lui intrattenitore, che spezzava le catene di fronte agli increduli spettatori. La luna potrebbe essere la loro ultima messa in scena, l’ultimo capitolo della loro avventura. Stanchi e soffocati dai debiti, hanno perso la forza fisica, lo smalto e l’allegria e si trascinano scambiandosi piccole e grandi crudeltà, alla ricerca di un finale deffetto dello spettacolo.

Carico di rimandi felliniani, La luna trae ispirazione certamente dai personaggi di Gelsomina e Zampanò: in scena si possono ritrovare tutti i sapori del capolavoro La strada e la malinconia di chi non ha saputo adeguare il proprio essere al tempo che passa. Gianfranco e Liliana, una coppia fuori dal tempo, sono i protagonisti di un mondo che non cè più, chiamati ad interpretare lo sfacelo della loro vita, la decadenza dei corpi e del fare artistico. Nel corpo della Luna fluttuano anche i due ballerini di Ginger e Fred che si erano fatti una certa fama ballando il tip tap nei locali di avanspettacolo e che decidono di tornare alla ribalta per un nostalgico revival.

Atmosfere in cui si mescolano scampoli di vita e ricordi, lustrini e bollette da pagare con i due protagonisti che a tratti svolazzano sereni sul palco, a tratti si incartano nelle loro nevrosi e nella loro patologica dipendenza, che li porta a a vivere, sino alla fine, in unaltalena abitudinaria di attrazione e repulsione, durante la quale si scambiano forza e debolezza rimbalzandosi i ruoli.

Il palcoscenico è quindi il luogo della narrazione, allegorica rappresentazione della vita, simbolo allusivo e potente di unesistenza sgangherata e irrequieta, fatta di strade impervie e polverose, come quelle dei guitti, come quelle di tutta l’umanità.

Larte e il teatro, l’amore per il teatro assumono la funzione di struttura portante, di motore del racconto: la scena si apre con i protagonisti impegnati nelle prove dello spettacolo e si chiude quando, dopo aver catturato per un attimo il possibile finale ad effetto, i due se lo lasciano sfuggire ripiombando nella rozza, senza uscita, quotidianità.

Una storia, come quella di Fellini a cui si ispira, fatta di nulla, ma piena di risonanze universali.

VINCITORE DEI PREMI:

NEW CONTAMINATE ART AVERSA FESTIVAL 2006

Tra lustrini e luccichii, il tempo, straordinariamente comico dei due attori, è un perfetto arpeggio testuale: il sorriso che lo spettacolo crea è mitigato dall’amarezza di un racconto di vita fallita. Un fallimento, che tutti quei teatranti che vivono la loro arte come missione divina, hanno palpato e palpano quotidianamente: lo spettacolo curato come un bambino in fasce ha espresso tutto il valore etico ed estetico che perviene al gioco del teatro. Abilità attorica ed istinto equamente presenti nelle azioni e nelle parole dei due superbi interpreti.

PREMIO DEL TEATRO DEGLI ATTI DI RIMINI 2006
E DELLA 4^ EDIZIONE FESTIVAL LE VOCI DELL’ANIMA 2006

Scena ben costruita per un testo che, ondeggiando tra la comicità (evidente, bella, fresca) e alcuni passaggi riflessivi porta a galla il fallimento della vita: lui regista e talent-scout alla frutta, senza più idee, aggrappato al passato, al silenzio, all‘ultimo allestimento prima del congedo. Lei splendido fiore sfiorito, donna innamorata che gigioneggia per attirare l‘attenzione del compagno di giochi: Zampanò e Gelsomina, Gianfranco Schiavo e Liliana Ferrari. La vera abilità è la vasta gamma di registri linguistici adottati e ben spesi sul palco: si ride anche di gusto, ma con intelligenza: l‘apparato scenico pur semplice e minimalista fa da sfondo ad una regia sempre misurata e ben distribuita. Testo perfetto che arriva diritto alle corde delle emozioni. Magistrale linterpretazione di Franca Tragni e Carlo Ferrari che ne hanno curato anche la regia.

RECENSIONI:

Uno spettacolo che, in unatmosfera di comprensione/partecipazione (in scena due artisti di varietà «periferici», non più giovani, dai caratteri felliniani), svela in verità una relazione a due dalle sfumature quotidiane, una dialettica familiare comune, diffusa, certo dolorosa. […] Vincitore di numerosi premi, «La luna» è spettacolo che mescola con grande intelligenza leggerezza e ferocia, in un bel ritmo, avvolgente, di tristezza e divertimento. Davvero bravi Franca Tragni e Carlo Ferrari.

dalla recensione di Valeria Ottolenghi per Gazzetta di Parma

 

Lui regista e talent scout alla frutta, senza più idee, aggrappato al passato, allultimo allestimento prima del congedo. Lei splendido fiore sfiorito, donna innamorata, che gigioneggia per attirare l’attenzione del compagno di giochi. Ununione che vira verso loblio, e che cerca, annaspando, una patetica speranza di un ultimo spettacolo.

dalla recensione di Alvise Vago

 

Lo spettacolo è esilarante con Franca Tragni che regala unappassionata Liliana, un potabaccaia e un po’ Gelsomina con lo sguardo stranito di Giulietta Masina, volgendo in versione caricaturale un innato senso comico. Sarebbe piaciuta a Fellini.

dalla recensione di Claudia Olimpia Rossi per Gazzetta di Parma

 

Nasconde la miseria dietro al riso, o meglio la realtà sociale ed economica di debiti non pagati si rivela con pochi squarci e lo spettatore assiste come un voyeur alla crisi della coppia dietro la loro maschera di attori...

dalla recensione di Enrico Gotti per Polis Quotidiano