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ADDII D'AMORE

A D D I I D' A M O R E

Produzioni - Addii d
Produzioni - Addii d

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E adesso che ho capito che tu sei la persona più importante della mia vita, non so proprio come farò – mi ha detto lasciandomi.

Microracconti, citazioni, aforismi, massime sulla crisi di coppia, nella convinzione che, al di là di discorsi troppo elaborati, ogni abbandono amoroso si riduce a un “Ti lascio perché…”

interpretati ed agiti da Carlo Ferrari e Franca Tragni
tratto da Il piccolo libro degli addii di Luca Ragagnin
tecnica e luci Ronnie Guasti

Dalla divertente e spesso paradossale sequenza di brevi racconti che l’autore Luca Ragagnin ha raccolto e pubblicato ne “Il piccolo libro degli addii”, Carlo Ferrari e Franca Tragni – continuando nella loro personale ricerca teatrale sulla comicità – danno voce a questi lasciti d’amore, cercando nell’interpretazione e nella lettura dei testi una giustificazione plausibile ai sempre più frequenti e sofferti addii d’amore.

Una messa in scena che è diretta al pubblico, che vuole incontrare lo sguardo di chi ascolta, una sorta di recital/cabaret, dove gli interpreti si lasciano trasportare da questi brevi racconti che rispecchiano con cinismo, amarezza, ironia gli universali abbandoni dell’amore.

Una carrellata ritmata dalle situazioni surreali e comiche che i due interpreti proiettano in scena, accompagnati dalla musica che aiuta i ricordi e cancella i silenzi. Una possibilità in più di capire l’amore, per chiunque soffra di sindrome dell’abbandono.

RECENSIONI:

“…Tante le risate con lo spettacolo cabaret di Carlo Ferrari e Franca Tragni, protagonisti in scena ad interpretare, con precisi tempi dazione, alcune buffe, ironiche situazioni tratte dal piccolo libro degli addii di Luca Ragagnin.

Divertimento condiviso per le battute, ma ancor p per leccellente costruzione teatrale degli autori/attori, sguardi, gesti, ritmi messi a punto con cura, tutto molto agile e veloce.

Qui non cè naturalmente indagine psicologica, ricerca di motivazioni, ma frammenti di vita esagerati, esasperati, una conflittualità che può arrivare… al coltello.”

dalla recensione di Valeria Ottolenghi per la Gazzetta di Parma