POZZI E MADONNE

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Produzioni - Pozzi e Madonne
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Racconti di storie vere, o quasi

Mi hanno messo qui, in questa stanza per riposare. In conclusione sarò stato via un mese esatto e la luna era uguale, identica a quando cercavo nei pozzi. Io l’ho vista sorgere questa luna… era così faticosa”

con Carlo Ferrari
tratto da Il Poema dei Lunatici di Ermanno Cavazzoni
adattamento drammaturgico e regia Carlo Ferrari
tecnica e progetto luci Erika Borella
produzione Progetti e Teatro

Un uomo senza nome, oppure con un nome di fantasia, Savini, seduto, racconta. Narra le storie che la gente della pianura gli ha raccontato durante il suo viaggio. Un viaggio nella direzione della linea pedemontana che attraversa tutte le città. Personaggi strani e voci lontane vengono evocate in un’ atmosfera dove l’umidità penetra dentro le ossa e ti fa andare in tilt il cervello. Un viaggio dove i giorni trascorsi sono stati talmente densi e imperscrutabili che difficilmente si distinguono i giorni dalle notti e i sogni dalle insonnie passate. Sembra tutto surreale nel mondo di quest’uomo che chiamano Savini, oppure Roteglia, eppure le madonne compaiono veramente e l’ubiquità è solo un’illusione…

Lo spettacolo è tratto da Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni (1987), dal quale Federico Fellini ha tratto il suo ultimo film La voce della luna

 Sono attratto da un racconto –scrive il regista (1989)– che pur provocando continuamente il riso per l’arbitrio che domina sovrano e toglie significato a ogni azione, gesto, pensiero, diventa a tratti straziante per il bisogno disperato di darglielo comunque un significato, perché la sua assenza stringe il cuore di paura, e rende la vita assurda. Un racconto picaresco in una dimensione, in un paesaggio, che sta fra Bosch, il mondo attuale dell’industria, Don Camillo, la pubblicità della Montedison, i ricordi dell’infanzia, in un percorso quotidiano continuamente minacciato da fantasmi interiori, in una incessante condizione di umiliato e ugualmente esaltato di emarginazione.”

È la storia di un uomo che si fa chiamare Savini; ma è anche la storia dei pozzi e dei messaggi che essi contengono. Si narra di una pianura padana incantata e surreale, piccola come un villaggio e sterminata come un continente, abitata da personaggi ariosteschi, figure marginali ed eccentriche che fanno risuonare oniriche narrazioni. Un’allucinazione fantastica che racconta un’epoca di illusioni e strani sogni dove si sentono le voci salire dai pozzi e l’umido salire alla testa. Un’epoca molto ispirata fatta di voci e apparizioni, dove anche le madonne si moltiplicano.

Ermanno Cavazzoni nasce a Reggio Emilia nel 1947. Autore di romanzi e racconti, insegna Estetica all’Università di Bologna.

RECENSIONI:

Carlo Ferrari è riuscito meravigliosamente, costruendo un personaggio pieno, vero-creatura senza età ma che ha vissuto a lungo, che cerca di ricordare e intreccia più eventi, reali e fantastici, la mente che si allontana e lo lascia sorpreso, la sua stessa identità vaga, incerto anche il nome… Il pubblico ride e sorride durante la narrazione, ma sempre con una speciale tenerezza, solidarietà, come se stesse ascoltando davvero un uomo che si sforza di mettere ordine a qualcosa che sfugge… visioni mitiche, oniriche, come sfondo la pianura padana sulla cui terra paiono manifestarsi strane apparizioni, dai pozzi, tra gli alberi…Bravissimo Carlo Ferrari che, in questo ruolo di emarginato si trova a tratti a guardare con sguardo perso, smarrito, a balbettare appena, quasi per darsi una spinta… Elementi di cultura popolare, passaggi surreali, si vanno amalgamando a raffinatezze letterarie, sottili ironie, così anche per le madonne che possono svelarsi tra i campi, in mezzo ai rami, tra le rocce e sui campanili…”

dalla recensione di Valeria Ottolenghi per la Gazzetta di Parma