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COMPAGNIA CONTROCANTO

SEMPRE DOMENICA

 

IN SCENA il 13 GENNAIO ore 21:00

drammaturgia Collettivo Controcanto
con Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea MammarellaEmanuele Pilonero
ideazione e regia Clara Sancricca

spettacolo vincitore In-box dal Vivo 2017

Voci teatrali – Compagnie e artisti incontrano il pubblico.
Sabato 13 gennaio incontro con il Collettivo Controcanto, presso Biblioteca Comunale di Fontanellato in via Pozzi Donnino 1/b, Fontanellato (PR). Prima degli spettacoli serali a partire dalle ore 19 aperitivi teatrali presso Bar la Bisboccia e la Botola del Teatro.

“Il lavoro come tale costituisce la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidità, del desiderio di indipendenza. Esso logora straordinariamente una gran quantità di energia nervosa, e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, al sognare, al preoccuparsi, all’amare, all’odiare”.

Sul palco sei voci e un intrico di vite:
al microscopio la trama sottile dei moti e dei vuoti dell’animo umano.

Sempre domenica è un lavoro sul lavoro.
È un lavoro sul tempo, l’energia e i sogni che il lavoro quotidianamente mangia, consuma, sottrae.
Sul palco sei attori su sei sedie, che tessono insieme una trama di storie, che aprono squarci di esistenze incrociate.
Sono vite, che si arrovellano e intanto si consumano, che a tratti si ribellano eppure poi si arrendono, perch
é in questo carosello di moti e fallimenti è il lavoro a suonare la melodia più forte, quella dell’ineluttabile, dell’inevitabile, del così è sempre stato e del sempre così sarà.

Sempre domenica è un coro di anime, una sinfonia di destini.
Ma è – soprattutto – un canto d’amore per gli esseri umani, per il nostro starcene qui frementi eppure inchiodati, nell’immobilit
à di una condizione che una tenace ideologia ci fa credere da secoli non tanto la migliore, quanto l’unica – davvero? – possibile.

RECENSIONE

KLP Teatro (Giacomo D’Alelio)

Con il loro “Sempre domenica” ci fanno abbracciare quel tocco di umana verità che ci ha inseguito durante la giornata, e che ci ha ammiccato da lontano. Mista a ironica genuinità, affonda infatti le sue radici nella commedia all’italiana che incontra il tragico sconforto di defenestrati della vita.
Rimanendo rigorosamente seduti su quelle sedie i sei ci appaiono in eterno movimento: si accendono e si spengono aprendo e chiudendo scenari e caratteri di un’umanità piccolo borghese, di quella che ci prova ogni giorno ad arrivare alla fine del mese, che fa i conti con la propria esistenza meschina e mediocre; in cui si spera sempre in un salto di qualità, nell’incontro della  propria vita, di poter protestare e ottenere qualcosa lottando in gruppo, perché è a quel gruppo che si appartiene; in cui non si pronunceranno mai quelle parole a un passo più in là delle quali c’è il coronamento di un sogno: amare lei, dire chi siamo, rispettare la nostra integrità, la nostra fedeltà a quello che conta, alla persona amata.

Si attivano e si mettono a riposo questi sei Controcanti, nel timing perfetto che hanno coltivato e messo a punto nelle repliche fatte fin qui; intrecciano situazioni che ognuno di noi, nella sua lotta di classe con il (r)esistere, ha potuto almeno una volta affrontare.
Godibile fin dall’inizio, ammettiamo che – se avesse continuato sposando solo questo sorriso che ci stava accompagnando, nella seppur evidente abilità degli interpreti – ci avrebbe portato a dire “carino”, e ad archiviarlo con una pacca sulle spalle.
Invece è successo qualcosa. È entrato il dolore, umano, inevitabile, quotidiano, rischioso, della vita. È entrata quella verità che, commuovendoci, ci ha incrinato il cuore, come quella voce di donna che è salita dal palco verso tutti noi, quando ha chiesto solo di tornare alla pulizia della sua vita, semplice e genuina; quando l’ambizione di rivalsa, grazie a una rinnovata dimensione di gruppo, è naufragata nel ricatto della sopravvivenza quotidiana, e l’unica cosa possibile, rimasta, è stata abbassare il capo, e dire di sì.

Commedia dei vinti, accompagnata solo dai silenzi e dall’onda delle voci che si inseguono incidendo lo spazio esistenziale, trova in “T’immagini” di Vasco Rossi la sua colonna sonora ideale: la canzone si accende prima della disfatta umana a cui assistiamo, e ritorna per chiudere l’arco narrativo perfettamente congeniato.
La commedia all’italiana dunque, nella sua accezione più alta, è ritornata per cadere dal grande schermo al palcoscenico, e di nuovo alla vita.

In quell’accettazione in cui si cammina sempre, eternamente in bilico, consapevoli della nostra condizione di mediocri uomini senza qualità, si può sopravvivere solo riscoprendo il piacere di appartenersi l’uno all’altro.