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Produzioni Progetti e Teatro - La Luna

EUROPA TEATRI

LA LUNA

 

IN SCENA il 26 NOVEMBRE 2017 alle ore 17:00

scritto diretto ed interpretato da Carlo Ferrari e Franca Tragni
tecnica e luci Erika Borella

spettacolo vincitore dei premi: New contaminate art aversa festival 2006, Premio del teatro degli atti di Rimini 2006 e della quarta edizione Festival Le Voci dell’anima 2006 – Incontri teatrali.

Fellini e Leopardi, ma anche Loredana Bertè, sono i punti di riferimento de La Luna, in un intreccio surreale e tenero dove sogno e nostalgia, magia e affanno esistenziale, si mescolano in un gioco che strappa molti sorrisi e qualche lacrima.

Forse partiamo dall’atmosfera felliniana, forse i due personaggi che sono in scena hanno le caratteristiche e i colori di quel mondo di artisti e di personaggi che Fellini ci ha lasciato. Gianfranco Schiavo e Lilliana Ferrari, artisti e nello stesso tempo cialtroni dell’arte, forse più lui, talent scout, attore e regista ormai alla frutta, che lei, ballerina, cantante e attrice, ormai passata. Un gioco di coppia, che non riesce più ad essere convincente, una coppia intesa sia come artistica che come sentimentale. Un gioco che ha il sapore di un passato e l’amarezza di un presente, dove il loro ruolo di artisti si sta piano piano sgretolando, in una patetica speranza di un ultimo spettacolo: “La Luna” appunto. Ecco che forse quell’ultima poesia, potrebbe tramutarsi in salvezza, ma forse è solo pretesto per esserci ancora, per contare ancora, per non essere dei falliti, dei passati del tempo che fu, delle merde viventi.

Un pretesto per riaccendere le luci della ribalta e vederli così in scena, in una realtà presente, e non costruita su ricordi passati e lontani. Gianfranco Schiavo e Lilliana Ferrari, è vero, un po’ felliniani, un po’ attori e un po’ veri, un po’ comici e un po’ drammatici.

Questo è anche il teatro, tutto questo è un po’ la vita.

Carlo Ferrari

RECENSIONE

Gazzetta di Parma (Valeria Ottolenghi)

…pubblico, caloroso, entusiasta, pronto a ridere alle situazioni comiche, buffe, all’interno di uno spettacolo che, in un’atmosfera di comprensione/partecipazione (in scena due artisti di varietà «periferici», non più giovani, dai caratteri felliniani), svela in verità una relazione a due dalle sfumature quotidiane, una dialettica familiare comune, diffusa, certo dolorosa. Lei/ Liliana Ferrari, un po’ Winnie di «Giorni felici», cerca a lungo di trovare motivi di gioia in piccole cose, parlando continuamente anche per soffocare l’angoscia, provando a coinvolgere lui/ Gianfranco Schiavo in questa allegria insieme sincera e voluta. Gian siede in una poltrona rotta: si scoprirà che sta riguardando il copione, cui manca ancora un finale. E il giorno dopo devono andare in scena! Un grande spicchio di luna sullo sfondo di un cielo stellato. Una scala al centro. A lato una sorta di grezzo camerino con oggetti di compagnia per una vita vagabonda.

Liliana sperimenta nuovi passi, prova dei brani del testo – e invita Gian a prendere qualcosa per il suo stomaco! Perché lui pare assente/ sofferente, cupo, buio, chiuso in propri pensieri. E a tratti scatta il meccanismo dell’irritazione, della violenza. Tanti i debiti – e le banche premono. Si sente fallito, frustrato: e sfoga su Liliana questi sentimenti negativi. Lei cerca di sorvolare – ma in più occasioni gli occhi mostrano urgente il bisogno di piangere. Vorrebbe andarsene, ma lui poi sembra pentirsi – salvo poi umiliarla crudelmente, farle del male in varie forme. Vengono evocate le figure di Zampanò e Gelsomina. Ma tra la malinconia di un lavoro ormai impossibile e l’infelice usura di quel rapporto, molte le situazioni che suscitano il riso. Esilarante per esempio la scena di Gianfranco che compila il modulo per andare a lavorare in fabbrica. Accento romagnolo e tic, con diversi riferimenti metateatrali. «Quanto tempo qui/ a parlare di vero e di falso…»: ispirata Liliana sembrava aver trovato quel finale che lui stava inseguendo invano… Vincitore di numerosi premi, «La luna» è spettacolo che mescola con grande intelligenza leggerezza e ferocia, in un bel ritmo, avvolgente, di tristezza e divertimento. Davvero bravi Franca Tragni e Carlo Ferrari.

Polis Quotidiano ( Enrico Gotti):

Zampanò cerca lavoro. Nello spettacolo La luna, i protagonisti Gianfranco e Liliana sono liberamente ispirati ai personaggi Zampanò e Gelsomina, attori-circensi dell’indimenticabile La strada di Federico Fellini. In una delle scene più divertenti della Luna, Gianfranco in preda allo sconforto, compila una richiesta di occupazione in fabbrica inventando motivazioni improbabili… mentre la sua compagna Liliana è l’unica a credere nella propria capacità artistica di ballerina e cantante… Nasconde la miseria dietro al riso, o meglio la realtà sociale ed economica di debiti non pagati si rivela con pochi squarci e lo spettatore assiste come un voyeur alla crisi della coppia dietro la loro maschera di attori….

RIMINI (Alvise Vago)

Profeti in patria. Con la leggerezza – sempre consapevole e sempre espressa con maestria – martedì sera Europa Teatri ha presentato, all’interno de “Le voci dell’anima”, “La luna”, (avan)spettacolo per due attori, una finestra aperta nel backstage della vita di una coppia che, a fine carriera e in crisi di idee, cerca di arrampicarsi all’ultimo lavoro per il palco. La pièce, diretto e interpretato da Carlo Ferrari e Franca Tragni, è un lavoro che sfiora, con un sorriso malinconico, il mondo di Fellini (“La strada”), issandosi però subito su linee autonome. Scena ben costruita – un fondale di stelle, una luna che sormonta la lavagna, una poltrona, una scala e, in un angolo, la specchiera e il tavolino dell’attrice – per un testo che, ondeggiando tra la comicità (evidente, bella, fresca) e alcuni passaggi riflessivi, porta a galla il fallimento della vita. Zampanò e Gelsomina, al secolo Gianfranco Schiavo e Lilliana Ferrari. Lui regista e talent scout alla frutta, senza più idee, aggrappato al passato, all’ultimo allestimento prima del congedo. Lei splendido fiore sfiorito, donna innamorata, che gigioneggia per attirare l’attenzione del compagno di giochi. Un’unione che vira verso l’oblio, e che cerca, annaspando, una patetica speranza di un ultimo spettacolo: “La Luna” appunto. Ecco che forse quell’ultima poesia, potrebbe tramutarsi in salvezza, ma forse è solo pretesto per esserci ancora, per contare ancora, per non essere dei falliti. Linguisticamente allestito su un dialetto romagnolo “dell’entroterra”, “La luna” è un progetto compiuto, convincente. A essere attenti, tra gli applausi finali, anche quelli del Maestro…