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PROGETTI&TEATRO – DEBUTTO / NUOVA PRODUZIONE

TUTTI I SEGNI DI UNA MANIFESTA PAZZIA

 

VENERDÌ 12, SABATO 13 e DOMENICA 14 APRILE ore 21

tratto dal libro Tutti i segni di una manifesta pazzia, di Stefania Re 
Dinamiche di internamento femminile nel manicomio di Colorno (1880-1915)

adattamento drammaturgico Carlo Ferrari e Franca Tragni
con Franca Tragni
musiche Patrizia Mattioli
regia Carlo Ferrari

Voci, testimonianze, vite di donne, storie di segregazione, dinamiche di internamento di soggetti femminili. Il libro di Stefania Re ricostruisce un segmento della storia del manicomio di Colorno.

“E’ un libro che nasce innanzitutto dall’incontro fra questo luogo cupo – il manicomio – e le vicende di vita – molto spesso di morte – delle donne che l’hanno conosciuto e subito”

Il teatro vuole riportare in scena la testimonianza e la memoria di quel periodo, di quelle storie, di quelle voci per non dimenticare per non dimenticarle.

 

In occasione del debutto dello spettacolo TUTTI I SEGNI DI UNA MANIFESTA PAZZIA, tratto dall’omonimo libro di Stefania Re, il Progetto 40+1 vuole mantenere l’attenzione sul tema della Storia della Psichiatria oltre l’anniversario della legge di riforma psichiatrica. A distanza di 40 anni+1, consapevoli che non è solo celebrando o onorando le date che si realizza il cambiamento all’interno delle istituzioni, si intende proporre una serie di incontri intorno al tema della follia e del suo ‘controllo’. Alcune istituzioni possono modificarsi solo dall’interno, è stato così per il manicomio, ma allo stesso tempo il cambiamento richiede protagonisti, promotori e testimoni. Con questo progetto vogliamo dare voce a chi la voce non l’ha potuta usare o non è stato ascoltato. Oggi il tema della testimonianza è fondamentale per non perdere la memoria su temi così sensibili e inscritti nel corpo di tante persone che l’istituzione totale l’hanno vissuta, ma anche nel ‘corpo curante’ che dall’esperienza della deistituzionalizzazione è nata come nuova pratica di presa in carico del dolore psichico. Ma anche il ‘corpo sociale’ ha bisogno di non dimenticare. Perché le istituzioni totali sono ancora presenti e rischiano di colonizzare nuovamente l’immaginario sociale sul tema della malattia mentale e della diversità. Mentre con la riforma psichiatrica del 1978 è stato dimostrato che un altro modo di prendere in carico la salute mentale era/è possibile, appunto.

Oggi, vicino a noi, la memoria di un luogo come l’Ospedale Psichiatrico di Colorno sta scomparendo nell’assoluta indifferenza o forse negazione. Il progetto 40+1 intende ridare una visibilità al luogo, alla storia, alle persone che lo hanno abitato, alle vittime, ai testimoni, alle ‘menti’ che anche da Colorno hanno ‘inventato’ una nuova prassi di cura per il disagio psichico. Che fine farà l’OP di Colorno? Come cercare di trattenere senza sentimentalismi la sua memoria storica ed esperienziale? E l’archivio delle cartelle cliniche, che utilizzo si può ‘re-inventare’ per loro? Continuare a seguire la strada – già fecondamente percorsa negli ultimi anni a livello locale – del loro scandaglio nell’ambito della ricerca storica è sicuramente una direzione da non perdere di vista e, in questo campo, l’Università di Parma può continuare a giocare un ruolo primario. Vogliamo tuttavia andare oltre, immaginare una sorta di ‘adozione’ delle storie cliniche, delle cartelle, delle biografie. Dagli archivi di Colorno, partendo dal testo di Stefania Re oggi spettacolo grazie e Franca Tragni e Carlo Ferrari, il progetto 40+1 vuole portare come argomento di riflessione collettiva il tema della follia e della sua ‘cura’, l’archiviazione e il lascito delle cartelle cliniche, il teatro come archivio esperienziale, le buone prassi di cura sul tema della malattia mentale.