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    Istituto Penitenziario di Parma
    Comune di Parma / Assessorato al Welfare
    Progetti&Teatro associazione culturale

    AMLETO di William Shakespeare

    Lo spettacolo si terrà presso l’Istituto Penitenziario di Parma in strada Burla 57
    Spettacolo inserito nel progetto di laboratorio teatrale condotto da Carlo Ferrari e Franca Tragni con detenuti/attori dell’Area A.S. 3

    EVENTO SPECIALE IN CARCERE – INGRESSO GRATUITO, PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA.

    IN SCENA GIOVEDÌ 14 e VENERDÌ 15 NOVEMBRE alle ore 18:00

    con Daniele, Domenico, Emanuele, Franco, Giovanni, Giuseppe, Nicola, Saverio, Tonino
    adattamento drammaturgico e regia Carlo Ferrari e Franca Tragni

    Quale fardello dobbiamo sopportare e per quanto tempo?

    Amleto è una delle tragedie shakespeariane più conosciute e rappresentate. Fu scritta probabilmente tra il 1600 e l’estate del 1602. Siamo a Elsinore in Danimarca. Il fantasma del defunto re, ucciso dal fratello Claudio che ne ha poi usurpato il trono e sposato la moglie, appare al figlio Amleto e chiede di essere vendicato. Amleto viene colto da mille dubbi e pensa che sia più facile scoprire la verità facendosi credere pazzo.

    IMPORTANTE
    Prenotazione obbligatoria (solo maggiorenni) entro e non oltre venerdì 25 ottobre (posti limitati). Inviare mail di prenotazione a info.progettieteatro@gmail.com con indicato: cognome, nome, luogo e data di nascita (in questo ordine) e giorno della prenotazione (14 o 15 novembre). Non saranno accettate prenotazioni mancanti dei dati richiesti. I prenotati dovranno presentarsi il giorno scelto dello spettacolo, presso l’entrata dell’Istituto Penitenziario, strada Burla 57 entro le ore 17.30, portando il solo documento d’ identità (niente cellulari e borse).

    RECENSIONE

    Gazzetta di Parma (Valeria Ottolenghi)

    Grande spettacolo all’Istituto Penitenziario di Parma
    Bravissimi interpreti per una nuova lettura di <Amleto>, pesante il fardello della vita

    Una grande impresa. E riuscita magnificamente. Gli interpreti hanno assorbito, fatto loro intimamente il testo, globalmente e per le parti che interpretano (anche più d’una, e alcuni ruoli per più attori, diverse le sfumature). E la comprensione della più nota e densa opera shakespeariana, <Amleto>, è a un tale livello di profondità e rigore da tradursi, con apparente semplicità, in alta competenza recitativa, così da rendere anche i tratti psicologici dei personaggi astratti, misurati, veri e straniati ad un tempo. E dopo i lunghissimi applausi al debutto per il pubblico della città nella sala teatrale dell’Istituto Penitenziario di Parma di questo spettacolo indimenticabile – produzione Progetti&Teatro, maestri guida Carlo Ferrari e Franca Tragni, che ne hanno curato anche l’adattamento drammaturgico e la regia – Laura Rossi, assessore al Welfare/ Comune di Parma e Domenico Gorla, Comandante della polizia giudiziaria, hanno consegnato a tutti gli eccellenti interpreti, Antonio, Daniele, Domenico, Emanuele, Franco, Giovanni, Giuseppe, Nicola, Saverio, Tonino, singoli attestati di merito. Con motivato orgoglio, così come si era percepito nelle parole della Vicedirettrice dell’Istituto, Lucia Monastero: perché se straordinario è l’impegno degli attori così come di Ferrari&Tragni, fondamentale è l’attenzione, la cura, la sensibilità delle istituzioni, delle persone. Anche di questo è frutto l’alta qualità del lavoro teatrale, quindici anni d’impegno comune, ha ricordato la Monastero, un tempo forse più appartato, meno visibile, ora fortunatamente in più aperto dialogo con la città.
    Una domanda accompagna il titolo: <Quale fardello dobbiamo sopportare e per quanto tempo?>. E dieci come gli attori – tutti in nero, non importa se per ruoli maschili o femminili, giovani o vecchi – sono quei parallelepipedi scuri che vanno componendo, in molteplici forme la scenografia, continuamente, coreograficamente, mutevole, da portare però anche sulle spalle, elementi concreti per lo spazio, e simbolici (ma con meravigliosa discrezione) per la fatica con cui si porta avanti la vita, per il passato, per la quotidianità presente. E s’inizia proprio con <l’essere o non essere> dagli infiniti echi, morire, dormire, sognare.
    Via via gli interpreti si vanno a sedere nella prima fila della sala: <Amleto> è di tutti – e si sale in scena per divenire Claudio o Ofelia. Così come per la vita?: una delle più amate metafore shakespeariane! E anche in questo spettacolo, non mancano intelligenti tocchi metateatrali, come per Amleto che, con noncuranza, passa il ruolo a un compagno. Tutto scorre veloce verso la tragedia finale. Amleto e Laerte sono di fronte, in posizione elevata, come statue in attesa. Ma perché, perché, <riempire la scena di violenza, tradimenti, morti…? Abbiamo già il nostro fardello che ci pesa sulle spalle, sulla schiena, sulla testa, nella pancia e nel cuore>. Perdurando, corale, quel dilemma: <Essere o non essere>.

    Valeria Ottolenghi