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    ORTIKA

    ORSÒLA E IL PESCIOLINO D’ORO

    Domenica 11 dicembre ore 16:00

    ideazione, regia, spazio scenico, marionette e interpretazione Alice Conti
    drammaturgia Alice Conti e Chiara Zingariello
    disegno luci Alice Colla
    disegno sonoro Dylan Alexander Lorimer

    Spettacolo Finalista Scenario Infanzia 2020

    Alla fine della favola “Il pesciolino d’oro di Puškin”, l’anziana moglie del pescatore, spinta da una febbre di accumulo illimitato di ricchezza, perde tutto. Ora Orsòla si prepara a pescare da sola, a sopravvivere a se stessa. Una marionetta a taglia umana, una piccola marionetta, un pesce e un’attrice cantano una storia contemporanea di solidarietà e convivenza.

    Alla fine della favola Il pesciolino d’oro di Puškin l’anziana moglie del pescatore, spinta da una febbre di accumulo illimitato di ricchezza, ha perso tutto.
    Ora Orsòla si prepara a pescare da sola, a sopravvivere a se stessa.
    Cattura il pesciolino d’oro a cui vuole fare la pelle, lo sventra e vi trova un fagotto avvolto in una coperta termica, una bimba dalla pelle scura. La rianima, la scaccia come un insetto, infine la guarda in viso e la culla.
    È la storia di una relazione – inaspettata e indesiderata – che le trasforma entrambe, un rapporto d’amore non convenzionale. Un contatto sconvolgente tra mondi lontanissimi, come possono essere esotiche e tuttavia familiari e intime le relazioni tra generazioni, come tra bisnonna e nipote. Come tra vecchi e nuovi cittadini, autoctoni e migranti, pescatori e pesciolini d’oro.
    L’incontro con l’Altro è sempre uno shock e un rispecchiamento.
    Due marionette ibride a taglia umana e un’attrice cantano una storia contemporanea di solidarietà e convivenza. In un mondo che dondola e periodicamente crolla l’unica ricchezza è quella umana: siamo tutti sulla stessa barca.
    “La vecchia seduta fuori, vicino al mastello rotto.” Così si chiude la favola del pesciolino d’oro. L’anziana moglie del pescatore torna in riva al mare dove il marito ha lasciato i suoi attrezzi di lavoro dopo averla abbandonata. Immaginiamo che questo ritorno si svolga al termine della favola russa trascritta da Pushkin i cui protagonisti spinti dalla febbre di accumulare ricchezza e dal non sapersi accontentare hanno alla fine perso tutto.
    “Il pesciolino d’oro” è una favola che ci ricorda come la ricchezza non faccia la felicità e che per essere felici nella vita sia necessario saper scorgere la bellezza in ciò che ci circonda. Accontentarsi. Saper dare valore a quello che c’è, imparare a prendersene cura.
    Qui comincia la nostra azione.

    Orsòla si prepara per pescare da sola, a sopravvivere a se stessa. Dopo un accumulo famelico di ricchezze e sfarzi che non l’ha minimamente avvicinata alla felicità è ripiombata nella miseria.
    Per narrare questa storia inedita il vecchio mastello si trasforma nell’Oceano mare azzurro della favola, come un Mar Mediterraneo rotto, e da lì la vecchina pesca infine il pesciolino d’oro a cui vuole fare la pelle. Con l’intenzione di mangiarselo la vecchia sventra il pesciolino – un fagotto avvolto in una coperta termica – e vi trova una bimba dalla pelle scura.
    La sputa, la rianima, la scaccia come un insetto, infine la guarda in viso e la culla.
    Immaginiamo l’anziana moglie del pescatore come una vecchia Europa depressa e abbruttita che non sa di essere fragile, che nella sua corsa all’opulenza ha scordato il valore e il funzionamento delle relazioni umane. Un’anziana sprofondata in una pelliccia di animali morti e confort, avviluppata nella sua solitudine. Orsòla – nomen omen – non ha mai parlato con un pesce, sulla riva su cui abita i pesci si tengono fermi in gabbia, non possono circolare. Ma questo pesciolino parla e non sta al posto suo, non si lascia mangiare, non si lascia confinare. Impone la sua presenza libera con l’evidenza e la forza ineluttabile della giovinezza, della vita che si rinnova.
    La presenza in scena della manipolatrice a vista permette di far intuire un ulteriore livello della storia: discreta come una badante essa introduce la storia del pesce d’oro e la racconta a questa anziana signora. Il tema degli indesiderati accomuna dunque le due protagoniste, le marionette dell’anziana signora e della bimba, alle prese con l’emergere di un rapporto non voluto, ma con cui bisogna fare i conti. La tematica dello spettacolo è incentrata sul rapporto con l’altro, la scoperta reciproca, il mistero dell’altro. E’ la storia di una relazione – inaspettata e indesiderata – che le trasforma e cresce in un rapporto d’amore non convenzionale. Una relazione tutta da costruire, da inventare attraverso l’esperienza reciproca in cui si impara a vivere insieme. Saranno vecchina e pesciolina a scrivere in questo spazio condiviso le loro regole, a scoprire reciproci desideri, paure, abitudini, sapori, umori, amori: a cantare insieme una nuova canzone. Si inscena qui un contatto inedito e sconvolgente tra mondi lontanissimi, come possono essere esotiche e tuttavia famigliari e profondamente intime le relazioni tra generazioni, come tra bis-nonna e nipote. Così come la convivenza tra vecchi e nuovi cittadini. Tra migranti e autoctoni, tra pescatori e pesciolini d’oro. L’incontro con l’altro è sempre in fin dei conti uno shock e un rispecchiamento.
    Aver cura gli uni degli altri: le relazioni, la solidarietà, la vicinanza, la curiosità sono la nostra unica reale ricchezza. In un mondo che dondola e periodicamente crolla, la nostra unica arma, l’unica risorsa, è quella umana; e siamo tutti sulla stessa barca.
    Attraverso il linguaggio del teatro di figura e del teatro d’ombre, una marionetta ibrida a taglia umana, una marionetta e una narratrice raccontano una storia contemporanea di solidarietà e convivenza.

    RECENSIONE

    Orsòla e il pesciolino d’oro di Alice Conti/Ortika affronta con un linguaggio da favola l’incontro con il diverso, rievocando le migrazioni e le relative epopee tragiche. Un’anziana cerca di pescare il pesciolino d’oro (che proviene dalla favola di Puškin) per avidità ma, quando infine ci riesce, nel suo ventre trova un tipo di ricchezza diversa da quella che immaginava, e cioè una bambina con la pelle nera: un potente e intenso rimando poetico alle morti dei profughi nel mar Mediterraneo alle porte del nostro Paese. Delusione, rabbia, ma poi curiosità, cura, affetto: i sentimenti della protagonista verso la piccola straniera mutano con il crescere della vicinanza e della conoscenza, fino alla scoperta che la vera ricchezza è nell’incontro umano. Il progetto artistico è sviluppato con l’uso di diverse forme di teatro di figura, dalle ombre alle marionette, e pressoché interamente senza parole, alle quali vengono sostituiti i canti di protesta dei neri americani, per cercare di riallacciare una connessione tra l’esperienza italiana delle migrazioni e dei conflitti xenofobi con quella americana, filtrata dallo sguardo (anzi, dal canto) che riafferma la dignità e l’orgoglio delle etnie neglette. Dunque, un lavoro che unisce la fascinazione spettacolare con l’intento pedagogico, ma che non si sottrae alle questioni politiche rappresentate proprio dalla riflessione su convivenza e solidarietà in un’Italia sempre più divaricata tra accoglienza e razzismo.

    Stefano Casi, Scenario Infanzia 2020]

    Quella vecchietta sembrava vera. Come mai ha scelto una vecchietta per raccontare la storia? L’abbiamo capito che era finta, perché c’era una, molto più giovane, che la muoveva. Abbiamo ragionato: l’unica vera era quella dietro. Neanche la bambina nel pesciolino era vera. Però lei si capiva subito che era un burattino, anche la voce non era la sua. Cantava benissimo, cantava qualcun altro. All’inizio ci sono delle ombre e una voce. Quella è la parte della ricchezza: case, castelli e questa moglie del pescatore che desiderava fin troppe cose. Desideri infiniti. Poi arriva il pesce. Un pesce d’oro. Pieno d’oro, di gioielli, di pietre preziose. Uno di quei pesci che vorremmo pescare tutti. Per essere più ricchi. Tutte quelle collane, e collane, e collane, che meraviglia. Infine, un bambino. Perché? Perché un bambino è il tesoro più grande. Noi bambini siamo i tesori più grandi, più dei gioielli, più delle monete, più dei lingotti d’oro. La ragazza ci racconta una storia che conoscevamo già. L’abbiamo vista anche in televisione. Lei però la fa da sola. Chi è allora? È la figlia del pescatore? È sua moglie da giovane? È tutte e due le mogli, vecchia e giovane?

    [Nuovi Sguardi, coordinato da Beatrice Baruffini]